Leggenda del soldato morto

Legende vom toten Soldaten

Bertolt Brecht, da Die Gedichte (1917/18)

Leggenda del soldato morto
(traduzione di Roberto Fertonani, B. Brecht, Poesie 1918-1933, Einaudi, Torino, 1968, pp. 205-211)

1.
E siccome non c’erano speranze
di pace dopo quattro primavere,
il soldato tirò le conseguenze:
da eroe volle cadere.

2.
Ma la guerra non era ancora in porto,
per questo al Kaiser spiacque
che il suo soldato se ne fosse morto;
in anticipo gli parve.

3.
Mentre l’estate sfiorava le fosse
ed il soldato dormiva di già,
la commissione medico-milita-
re una notte si mosse.

4.
La commissione medica si spinse
fino al cimitero,
disseppellì con vanga benedetta
il defunto guerriero.

5.
Ed il dottore visitò con scrupolo
il soldato o i resti del soldato.
Dichiarò ch’era “abile-arruolato”
e s’imboscava di fronte al pericolo.

6.
Il soldato si presero con sé
nella bella notte blu.
Senza l’elmo si potevano vedere
le stelle della patria lassù.

7.
Acquavite bruciante gli versarono
nella salma imputridita,
due infermiere appesero al suo braccio
e una donna per metà svestita.

8.
E siccome lui puzza di putredine
davanti un prete zoppica
e sulla testa gli agita un turibolo
perchè non puzzi troppo.

9.
Davanti la banda fra il chiasso dei piatti
suona una marcia briosa.
Ed il soldato, esperto del mestiere,
scaraventa le gambe dal sedere.

10.
Il braccio intorno a lui, fraternamente,
due sanitari marciano, se no
lui nella melma gli ripiomberebbe
e questo accadere non può.

11.
Hanno dipinto il sudario del morto
di nero di bianco di rosso
e glielo portano davanti; lo sporco
sotto i colori rimane nascosto.

12.
Precedeva un signore con il frak
e la camicia dura
come ogni buon tedesco che si sa
il dovere non trascura.

13.
Passarono così tra il chiasso dei piatti
per lo stradale ombroso
ed il soldato barcollava come
un bioccolo in un giorno nevoso.

14.
I gatti e i cani gridano
e i topi nei campi con fischio selvaggio:
non saranno mai francesi
sarebbe per loro un oltraggio.

15.
E quando i villaggi traversano
un mucchio di donne era là.
Si chinano le piante. Splende la luna piena.
E tutti gridano hurrà.

16.
Con il chiasso dei piatti e gli arrivederci!
E donna e cane e pretonzolo!
E in mezzo il soldato morto
come uno scimmiotto sbronzo.

17.
E quando i villaggi traversano
nessuno riesce a vederlo
tanti gli stanno in cerchio
con il chiasso dei piatti e gli hurrà.

18.
Tanti ballano e schiamazzano intorno
a lui che nessuno lo vede.
E forse lo vedresti ma dall’alto
dove splendono solo le stelle.

19.
Le stelle non ci sono sempre
e l’aurora sorge.
Marcia il soldato, esperto del mestiere,
verso un’eroica morte.

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Legende vom toten Soldaten
Bertolt Brecht, da Die Gedichte (1917/18)

1
Und als der Krieg im fünften Lenz
Keinen Ausblick auf Frieden bot
Da zog der Soldat seine Konsequenz
Und starb den Heldentod.

2
Der Krieg war aber noch nicht gar
Drum tat es dem Kaiser leid
Daß sein Soldat gestorben war:
Es schien ihm noch vor der Zeit.

3
Der Sommer zog über die Gräber her
Und der Soldat schlief schon
Da kam eines Nachts eine militärische
ärztliche Kommission.

4
Es zog die ärztliche Kommission
Zum Gottesacker hinaus
Und grub mit geweihtem Spaten den
Gefallnen Soldaten aus.

5
Und der Doktor besah den Soldaten genau
Oder was von ihm noch da war
Und der Doktor fand, der Soldat war k.v.
Und er drücke sich vor der Gefahr.

6
Und sie nahmen sogleich den Soldaten mit
Die Nacht war blau und schön.
Man konnte, wenn man keinen Helm aufhatte
Die Sterne der Heimat sehn.

7
Sie schütteten ihm einen feurigen Schnaps
In den verwesten Leib
Und hängten zwei Schwestern in seinen Arm
Und sein halb entblößtes Weib.

8
Und weil der Soldat nach Verwesung stinkt
Drum hinkt ein Pfaffe voran
Der über ihn ein Weihrauchfaß schwingt
Daß er nicht stinken kann.

9
Voran die Musik mit Tschindrara
Spielt einen flotten Marsch.
Und der Soldat, so wie er’s gelernt
Schmeißt seine Beine vom Arsch.

10
Und brüderlich den Arm um ihn
Zwei Sanitäter gehn
Sonst flog er noch in den Dreck ihnen hin
Und das darf nicht geschehn.

11
Sie malten auf sein Leichenhemd
Die Farben schwarz-weiß-rot
Und trugen’s vor ihm her; man sah
Vor Farben nicht mehr den Kot.

12
Ein Herr im Frack schritt auch voran
Mit einer gestärkten Brust
Der war sich als ein deutscher Mann
Seiner Pflicht genau bewußt.

13
So zogen sie mit Tschindrara
Hinab die dunkle Chaussee
Und der Soldat zog taumelnd mit
Wie im Sturm die Flocke Schnee.

14
Die Katzen und die Hunde schrein
Die Ratzen im Feld pfeifen wüst:
Sie wollen nicht französisch sein
Weil das eine Schande ist.

15
Und wenn sie durch die Dörfer ziehn
Waren alle Weiber da.
Die Bäume verneigten sich. Vollmond schien.
Und alles schrie hurra!

16
Mit Tschindrara und Wiedersehn!
Und Weib und Hund und Pfaff!
Und mitten drin der tote Soldat
Wie ein besoffner Aff.

17
Und wenn sie durch die Dörfer ziehn
Kommt’s, daß ihn keiner sah
So viele waren herum um ihn
Mit Tschindra und Hurra.

18
So viele tanzten und johlten um ihn
Daß ihn keiner sah.
Man konnte ihn einzig von oben noch sehn
Und da sind nur Sterne da.

19
Die Sterne sind nicht immer da.
Es kommt ein Morgenrot.
Doch der Soldat, so wie er’s gelernt
Zieht in den Heldentod.

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Bio

14. Bertolt Brecth (1898-1956) è stato un drammaturgo, un poeta, un regista, e uno scrittore. Nato ad Augusta, in Baviera, qui trascorre i primi anni della sua vita. Nel 1917 si iscrive all’Università di Monaco, dove studia medicina; per questo motivo, nella parte finale della Grande guerra, presta servizio all’ospedale militare di Augusta. Dopo qualche anno trascorso a Monaco si trasferisce a Berlino, fulcro della vita culturale tedesca, e in particolar modo di quella teatrale. Qui pubblica il primo libro di poesie, scrive e dirige svariate opere teatrali (la più importante, L’opera da tre soldi, viene rappresentata nel 1928), intrattiene svariate relazioni sentimentali. Inizia ad avvicinarsi al marxismo a partire dal 1929: la sua poetica e il suo pensiero politico ne saranno profondamente influenzati. Nel 1933, quando Hitler diventa cancelliere del Reich, fugge dalla Germania insieme alla moglie, Helene Weigel, ebrea: vivono in varie città europee (Praga, Parigi, ecc.), poi negli Stati Uniti. Tornato in Germania nel 1948, vi resta fino alla morte. Scritta nel 1917 o 1918, Legende vom toten Soldaten apparve per la prima volta nel 1922 nell’appendice del dramma Tamburi nella notte (Trommeln in der Nacht), con una dedica al soldato Christian Grumbeis, forse un’allusione all’amico Caspar Neher. Nel 1927 fu inclusa da Brecht nella raccolta Devozione domestica (Hauspostille). Pensata per essere cantata, fu eseguita in pubblico fin dal 1922, diventando rapidamente una ballata molto nota. L’edizione del 1927 includeva la partitura, con una melodia attribuibile allo stesso Brecht.
14. Bertolt Brecht (1898-1956) was a playwright, a poet, a director, and a writer. Born in Augsburg, Bavaria, he spent the first years of his life there. In 1917, he enrolled at the University of Munich, where he studied medicine; for this reason, in the final part of the Great War, he served at the military hospital in Augsburg. After a few years spent in Munich, he moved to Berlin, the hub of German cultural life, and especially of its theater. There he published his first book of poems, wrote and directed various plays (the most important, The Threepenny Opera, was performed in 1928), and had several romantic relationships. He began to approach Marxism starting in 1929: his poetics and his political thought would be deeply influenced by it. In 1933, when Hitler became Chancellor of the Reich, he fled Germany together with his wife, Helene Weigel, who was Jewish: they lived in various European cities (Prague, Paris, etc.), then in the United States. Having returned to Germany in 1948, he remained there until his death. Written in 1917 or 1918, Legende vom toten Soldaten (Legend of the Dead Soldier) appeared for the first time in 1922 in the appendix of the drama Drums in the Night (Trommeln in der Nacht), with a dedication to the soldier Christian Grumbeis, perhaps an allusion to his friend Caspar Neher. In 1927, it was included by Brecht in the collection Manual of Piety (Hauspostille). Intended to be sung, it was performed in public as early as 1922, quickly becoming a very well-known ballad. The 1927 edition included the score, with a melody attributable to Brecht himself.

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